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Ieri, 31 gennaio, in occasione della Solennità di San Giovanni Bosco, ha presieduto la celebrazione l’arcivescovo Mons. Salvatore Ligorio. Lo abbiamo incontrato per una breve intervista, che qui riportiamo.

E’ la festa di don Bosco: cosa pensa della sua figura e della sua azione pastorale?
Lui è un Santo, e per essere un Santo è segno che è entrato nella volontà di Dio, quella che genera uomini nuovi. San Giovanni Bosco ha sempre creato generazioni nuove, facendo della costanza il suo punto di forza. Il vostro giornalino si chiama “La Goccia”, e c’è un’espressione latina che esprime benissimo questo concetto: “Gutta cavat lapidem”. La goccia ripetuta continuamente riesce a scavare la roccia più dura: don Bosco ha creduto sempre in questo, ed è arrivato sempre per primo con il bene ai suoi ragazzi.

Il tema di quest’anno per i Salesiani è “Puoi essere santo #lìdovesei”: come può un ragazzo oggi essere santo lì dove è?
Mi ha impressionato sempre quell’episodio in cui don Bosco, passando per il cortile, chiede a Domenico Savio: “Caro Domenico, se in questo momento dovessi morire cosa accadrebbe?”. E Domenico: “Continuerei a giocare”. Che significa questo? Quando si è in grazia di Dio, non si ha da temere nulla. Ovunque uno stia, quando mangia, quando gioca, quando studia, nella gioia e nella sofferenza, in qualsiasi luogo e con qualsiasi persona, se sta nella grazia di Dio, è santo lì dove è. Vi auguro di essere ragazzi della gioia!

Un vescovo può essere il primo modello di santità per la sua diocesi: lei come si impegna ad essere santo lì dove è?
Il vescovo ha questo grande dono, ma anche lui ha le sue fragilità. Pensate ad esempio ai primi apostoli, hanno avuto le loro fragilità. Non dobbiamo avere paura di riconoscere le nostre fragilità. Ciò che conta è rialzarsi e rimettersi in cammino con la grazia di Dio. Certo, “a chi più ha più sarà richiesto” si dice nel Vangelo: chi ha più responsabilità deve rifulgere in una luce sempre più luminosa; e quindi il vescovo, che è il padre di una comunità, un successore degli apostoli, deve essere anche lui esemplare, confidare nella misericordia di Dio, essere testimone dovunque stia di santità.

 

Giovanni Larocca, Antonio Lavanga, Lorenzo Mancusi

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Lo scorso 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, don Fabio Bellino - salesiano originario di Potenza, attualmente direttore di Napoli don Bosco - ha presentato alla nostra comunità la strenna del Rettor Maggiore per il 2020: "Buoni cristiani e onesti cittadini". 

Abbiamo fatto qualche domanda a don Fabio, che riportiamo qui di seguito.

Cosa può spingere i giovani a capire meglio la strenna e il suo significato?
La strenna è bella perchè invita i giovani a impegnarsi nel sociale, a rendere la propria città, il proprio territorio qualcosa di piu bello, piu umano e quindi è una strenna che spinge i ragazzi a sporcarsi le mani e questo mi sembra qualcosa che attira i giovani a migliorare il mondo nel quale vogliamo vivere.
 

Cosa provi quando stai insieme ai giovani?
Provo quasi sempre gioia, pace nel cuore, sperimento la grazia di Dio, e ho un sentimento di gratitudine verso Dio per il dono di questa vocazione, che mi permette di stare con i ragazzi e di mantenermi giovane nello spirito, come una macchina che va sempre veloce.

In che modo cerchi di portare avanti l’esempio di Don Bosco?
Mettendoci tanta passione in quello che faccio,che significa impegno creatività, e provando a vivere come atteggiamenti di fondo la gioia e l’accoglienza: allora, con questi sentimenti, Don Bosco è di casa.

 

Giulia, Federica, Christian,
Maria Domenica, Giorgia

Mamma Margherita è la mamma di Don Bosco e a lungo insieme portarono avanti l'esperienza dell'oratorio, diventando, così, dei punti di riferimento per tutti i giovani che venivano raccolti e accolti dalla strada. 

Mamma Margherita, nonostante fosse rimasta vedova, riuscì a mantenere la famiglia e a sostenere il piccolo Giovannino nel suo percorso di vita.

Per Don Bosco era una guida, fu la sua educatrice e la sua prima catechista: infatti, lei gli insegnó il valore della preghiera a Maria e l'importanza di salutarla 3 volte al giorno: mattina, pomeriggio e sera; ma non solo, gli trasmise anche i valori della semplicità, della solidarietà, dell'umità e dell'amore verso gli altri.

Mamma Margherita fu per don Bosco la prima fonte del suo sistema educativo.

Margherita divenne la madre di tutti i giovani presenti in oratorio, se ne prendeva cura come se fossero realmente figli suoi, nonostante le difficoltà di tutti i giorni, sempre con il senso di amorevole sacrificio che la contraddistingueva.

Mamma Margherita diventa per tutti noi un esempio di vita perchè la sua vita è tutta un donarsi agli altri: si è presa carico del sogno del figlio e lo ha affiancato nel realizzarlo.

 

Giorgia, Mariadomenica, Cristian,
Giulia, Federica, Valeria

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Cari lettori,
bentornati e buon anno a tutti dai piccoli giornalisti de La Goccia Junior!
Abbiamo trascorso queste festività natalizie nel calore di Gesù Bambino, della famiglia, e - perché no - del cibo che abbiamo mangiato nelle nostre grandi tavolate. Siamo toranti carichi per stupirvi con tante novità e sorprese.

Questo mese è per noi molto ricco:
- il 24 gennaio festeggeremo il compleanno del nostro giornalino;
- il 31 gennaio si celebra la festa di San Giovanni Bosco, il nostro santo, padre e maestro della gioventù. Proprio per questo, abbiamo deciso di prepararci alla festa di don Bosco, approfondendo qualche aspetto della sua vita, cercando di capire cosa don Bosco vuole dirci ancora oggi.

In particolare, nei prossimi articoli, affronteremo questi temi: il valore di Mamma Margherita nell'educazione di don Bosco, don Bosco e il mondo del lavoro, buoni cristiani e onesti cittadini.

Siete pronti a seguirci in questo viaggio alla scoperta di don Bosco?
A presto!