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In data domenica 23 febbraio 2020 SI è svolta la sflilata di carnevale organizzata da Tonino Nella nella città di Potenza.

Essa può essere definita come una tradizione organizzata dai salesiani cominciata 4 anni fa all'intrerno della quale hanno contribuito numerose associazioni sportive,volontariato, istituzioni. Con l'aiuto di queste abbiamo creato un coordinamento chiamato Nessunoescluso ed ideato questa sfilata.

Questa tradizionale sfilata non ha subito radicali cambiamenti ma contemporaneamente anche il comune ne ha fatto un'altra e questo è stato lo sviluppo principale poichè l'amministrazione comunale ha affidato alla loro associazione il tema della sfilata corrente.

Lo scopo della sfilata è divertirsi,nel vero senso della parola, tuttavia il divertimento non consiste solo nel ridere e nello scherzare ma come dice Tonino andare in una direzione diversa  e questo viene confermato dalla scelta del nome del coordinamento e dalla scelta dei temi precedentI come quello della CONOSCENZA, di DIRETTI AL FUTURO e quello dell' ALLEGRIA che è quello di quest'anno.

Tutti questi temi  esprimono un significato importante e grazie ai momenti di svago e di spensieratezza che si creano  si possono inviare dei messaggi, dice Tonino, i quali tanto più sono complessi tanto meglio si possono comprendere in un contesto di leggerezza e allegria.

All'interno della sfilata,a rappresentare il contorno al fiume dell'allegria, ci sono le ragazze del gruppo BRAMEA che fanno parte del nostro CGS e in occasione della sfilata hanno deciso di rappresentare ed imitare l'idea del pesce poichè esso è un'idea creativa e colorata allo stesso tempo. Per realizzarlo hanno avuto bisogno della collaborazione di tutto il loro gruppo e del supporto della loro animatrice princiopalmente per tagliare i cartoni e per dipingerli; questo ha contribuito a rafforzare il loro gruppo divertendosi. 

CHRISTIAN CALCAGNO

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Noi conosciamo la figura di S. Giovanni Bosco, ma non tutti sono a conoscenza delle sue azioni quotidiane. Nel suo oratorio, era solito portare i ragazzi più disagiati come i ragzzi di strada, gli scarcerati e tutti coloro che non erano apprezzati dalla società... Naturalmente non rifiutava i ragazzi e ragazze "per bene" perché era una figura di accoglienza verso tutti. Oggi parleremo di alcuni episodi particolari e caratteristici: vorremmo ricordare che Don Bosco oltre ad aver inventato il contratto lavorativo, ha firmato il primo. Inoltre migliorò anche le condizioni lavorative dei giovani introducendo le ferie e, in particolar modo, le festività cristiane divennero giornate di riposo. Il datore di lavoro doveva essere ''padre'', non ''padrone" e doveva concedere un salario minimo. Il tirocinio doveva svolgersi in vari giorni e il ragazzo doveva esser pagato in base alle ore (massimo 8 al giorno) e al rendimento. E' anche grazie a lui quindi che oggi i nostri genitori e i nostri nonni hanno giovato di maggiori diritti e maggiori tutele. 

Giovanni Larocca, Giulia Lovallo, Antonio Lavanga e Mario Parmentola

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Ieri, 31 gennaio, in occasione della Solennità di San Giovanni Bosco, ha presieduto la celebrazione l’arcivescovo Mons. Salvatore Ligorio. Lo abbiamo incontrato per una breve intervista, che qui riportiamo.

E’ la festa di don Bosco: cosa pensa della sua figura e della sua azione pastorale?
Lui è un Santo, e per essere un Santo è segno che è entrato nella volontà di Dio, quella che genera uomini nuovi. San Giovanni Bosco ha sempre creato generazioni nuove, facendo della costanza il suo punto di forza. Il vostro giornalino si chiama “La Goccia”, e c’è un’espressione latina che esprime benissimo questo concetto: “Gutta cavat lapidem”. La goccia ripetuta continuamente riesce a scavare la roccia più dura: don Bosco ha creduto sempre in questo, ed è arrivato sempre per primo con il bene ai suoi ragazzi.

Il tema di quest’anno per i Salesiani è “Puoi essere santo #lìdovesei”: come può un ragazzo oggi essere santo lì dove è?
Mi ha impressionato sempre quell’episodio in cui don Bosco, passando per il cortile, chiede a Domenico Savio: “Caro Domenico, se in questo momento dovessi morire cosa accadrebbe?”. E Domenico: “Continuerei a giocare”. Che significa questo? Quando si è in grazia di Dio, non si ha da temere nulla. Ovunque uno stia, quando mangia, quando gioca, quando studia, nella gioia e nella sofferenza, in qualsiasi luogo e con qualsiasi persona, se sta nella grazia di Dio, è santo lì dove è. Vi auguro di essere ragazzi della gioia!

Un vescovo può essere il primo modello di santità per la sua diocesi: lei come si impegna ad essere santo lì dove è?
Il vescovo ha questo grande dono, ma anche lui ha le sue fragilità. Pensate ad esempio ai primi apostoli, hanno avuto le loro fragilità. Non dobbiamo avere paura di riconoscere le nostre fragilità. Ciò che conta è rialzarsi e rimettersi in cammino con la grazia di Dio. Certo, “a chi più ha più sarà richiesto” si dice nel Vangelo: chi ha più responsabilità deve rifulgere in una luce sempre più luminosa; e quindi il vescovo, che è il padre di una comunità, un successore degli apostoli, deve essere anche lui esemplare, confidare nella misericordia di Dio, essere testimone dovunque stia di santità.

 

Giovanni Larocca, Antonio Lavanga, Lorenzo Mancusi

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Il carnevale è una festività legata sia alla tradizione salesiana che a quella lucana. Per quanto riguarda l'oratorio, la tipica allegria del carnevale è di casa: lo si può evincere dalla frase che Don Bosco rivolge a tutti noi “La santità consiste nello stare sempre allegri”. Questo pensiero è ancora più significativo e necessario nell’anno dedicato alla santità giovanile, sotto lo slogan “Puoi esser santo #lìdovesei”. Restando in tema di allegria, protagonista sarebbe probabilmente ''ALLEGRA'', la maschera creata nel 2017, con lo scopo di essere verosimile sia al maschile che al femminile, simpatica e positivamente irrequieta, sollecita nel coinvolgimento degli altri, stimolante al bene e al meglio, avversaria dell’indifferenza e nemica della cattiveria e del bullismo. Tutto il variegato carnevale della tradizione tipico della nostra regione, molto diverso da paese a paese, è legato dal denominatore comune dell’allegria. Ogni paese della Basilicata ha il suo carnevale antico ed unico, ma i più noti sono:

- I Cucibocca di Montescaglioso;

- I Campanacci di San Mauro Forte;

- L’mash-k-r di Tricarico;

- Il Domino di Lavello;

- Le Maschere Cornute di Aliano;

- Il Rumita di Satriano;

- L’Orso di Teana.

Tra queste, quelle che ci hanno maggiormente colpito sono state: I Campanacci di San Mauro Forte e l’mash-k-r di Tricarico.

I CAMPANACCI DI SAN MAURO FORTE

Anche quest’anno, si festeggia il carnevale con una sfilata di suonatori di campanacci che percorrono le vie del paese. I campanacci più lunghi sono detti di sesso maschile, mentre quelli più larghi di sesso femminile. La festa di antiche origini, legata al culto di Sant’Antonio Abate, ha significato scaramantico e propiziatorio di sollievo dai malanni e di abbondanza dei raccolti. La chiusura del carnevale si celebra con il funerale e il lamento funebre del fantoccio bruciato in piazza.

L'MASH-K-R DI TRICARICO

Le Maschere di Tricarico, “l’Mash-kr” in dialetto locale, personificano il “toro” e la “mucca”. Un cappello a falda larga coperto da un foulard e da un velo, entrambi bianchi, decorato con lunghi nastri multicolori che scendono lungo le caviglie, per la “mucca”. Un copricapo nero addobbato con lunghi nastri rossi per il “toro”. Alle prime luci dell’alba un suono cupo e assordante sveglia la popolazione dalla notte: sono i campanacci agitati da figuranti travestiti che annunciano l’inizio delle celebrazioni del carnevale. Le maschere governate da un “massaro” o da un “vaccaro” raggiungono la chiesa di Sant’Antonio Abate e da qui il viaggio prosegue per il centro storico e le strade del paese, in un corteo che rievoca la migrazione stagionale di mandrie di animali.

In conclusione, cari lettori, il carnevale è una ricorrenza che porta allegria ed è bello festeggiare, poichè unisce la tradizione cristiana con quella lucana. Noi ragazzi dell'oratorio Salesiano di Potenza, festeggeremo in una sfilata in maschera domenica 23 febbraio, alla quale siete tutti invitati.

''La gioia è assai contagiosa. Cercate, perciò, di essere sempre traboccanti di gioia dovunque andiate.'' (Madre Teresa di Calcutta)

 

Mario Parmentola e Giovanni Larocca

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Lo scorso 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, don Fabio Bellino - salesiano originario di Potenza, attualmente direttore di Napoli don Bosco - ha presentato alla nostra comunità la strenna del Rettor Maggiore per il 2020: "Buoni cristiani e onesti cittadini". 

Abbiamo fatto qualche domanda a don Fabio, che riportiamo qui di seguito.

Cosa può spingere i giovani a capire meglio la strenna e il suo significato?
La strenna è bella perchè invita i giovani a impegnarsi nel sociale, a rendere la propria città, il proprio territorio qualcosa di piu bello, piu umano e quindi è una strenna che spinge i ragazzi a sporcarsi le mani e questo mi sembra qualcosa che attira i giovani a migliorare il mondo nel quale vogliamo vivere.
 

Cosa provi quando stai insieme ai giovani?
Provo quasi sempre gioia, pace nel cuore, sperimento la grazia di Dio, e ho un sentimento di gratitudine verso Dio per il dono di questa vocazione, che mi permette di stare con i ragazzi e di mantenermi giovane nello spirito, come una macchina che va sempre veloce.

In che modo cerchi di portare avanti l’esempio di Don Bosco?
Mettendoci tanta passione in quello che faccio,che significa impegno creatività, e provando a vivere come atteggiamenti di fondo la gioia e l’accoglienza: allora, con questi sentimenti, Don Bosco è di casa.

 

Giulia, Federica, Christian,
Maria Domenica, Giorgia