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Categoria: L'esperto ti risponde
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                                                                                 immagine cyberbullismo

 

 

Un pomeriggio di marzo mi sono recata presso lo studio della Dott.ssa Federica Cosenza (psicologa e sessuologa), sito in via Vienna a Potenza, per intervistarla su una tematica sempre più attuale e problematica che merita un'attenta riflessione: il cyberbullismo. Le considerazioni di seguito esposte hanno l'obiettivo di far chiarezza sul fenomeno e di offrire valide indicazioni a chi dovesse necessitare anche solo di una semplice consulenza.

È possibile definire il cyberbullismo come un attacco ripetuto ed offensivo, agito da un bullo verso una vittima, attraverso l'uso delle nuove tecnologie. La differenza sostanziale con il bullismo tradizionale riguarda il fatto che quest'ultimo ha dei limiti spazio-temporali, avviene in un contesto e in degli orari; la violenza in rete ha invece delle caratteristiche peculiari che comportano un aggravio della situazione dovuto al carico d'ansia costante, proprio perchè può essere agita 24 ore su 24.

Le modalità per attaccare la vittima sono diverse: fotografie scattate di nascosto e trasmesse nello spazio virtuale, insulti e minacce attraverso email, whatsapp ed altri sistemi di messaggistica istantanea. La violenza si sposta quindi dal piano fisico a quello psicologico. Un'altra caratteristica che contraddistingue il cyberbullismo è la presenza di un pubblico più ampio, infatti nella maggioranza dei casi è raro che il bullo agisca da solo in quanto ha bisogno del rinforzo degli altri suoi sostenitori.

I cyberbulli hanno caratteristiche specifiche: sono aggressivi, favorevoli alla violenza, spesso impulsivi, dominatori, insofferenti alle regole e scarsamente empatici verso le vittime, che sminuiscono colpevolizzandole e deumanizzandole; non sono quindi in grado di comprendere che una loro azione può avere degli effetti nocivi sull'altro, o meglio spesso lo capiscono ma ne traggono giovamento e non provano alcun senso di colpa. Sono, inoltre, soggetti molto competitivi, li troviamo spesso impegnati in attività sportive e di squadra, è difficile che abbiano dei disturbi ficisi o delle menomazioni, cosa che è differente molto spesso per chi subisce la violenza, preso di mira proprio per la sua “diversità”. Paradossalmente hanno lo stesso problema della vittima, sono accumunati da un'insicurezza di base ma prendono due strade differenti: mentre la vittima sceglie la strada della remissione e della sottomissione, il bullo ha bisogno di ostacolare le sue incertezze trovando conferme negli altri, infatti i seguaci lo appoggiano e, a volte, addirittura lo incitano per timore di essere presi anche loro di mira o semplicemente perchè assumono una posizione più “figa”.

Le interpretazioni riguardo la causa dell'aggressività dei bulli sono molteplici, probabilmente c'è una mancata attenzione ricevuta nel contesto domestico, quindi il loro agire può essere dovuto ad un desiderio di essere riconosciuti. Talvolta l'adolescente ha bisogno di essere rimproverato perchè ciò significa essere visto, essere preso in considerazione.

La vittima ha invece un profilo, che per quanto abbia la stessa radice, si manifesta in modo molto diverso: si tratta generalmente di bambini insicuri ed ansiosi che non reagiscono agli attacchi ma piangono oppure si isolano. Spesso hanno una bassa autostima, sono timidi e hanno paura di chiedere aiuto o non vogliono farlo perchè temono vendette da parte dei bulli, derisioni dai compagni o perchè si vergognano. Hanno una grande rabbia sia per quello che hanno subìto, sia per non essere riusciti a contrastare le prevaricazioni e provano un notevole senso di colpa verso se stessi. La rabbia è proporzionata alla vergogna, quanto più c'è collera, meno traspare la vergogna; quanto più si sentono mortificati, tanto meno viene espressa la rabbia. Le vittime che avvertono maggior imbarazzo tendono spesso a nascondere e a voler dimenticare le sopraffazioni subìte, ma solitamente poi manifestano disturbi psicosomatici proprio perchè non riescono a tirare fuori il loro vissuto emotivo.

I bulli, se persistono nel loro atteggiamento e comportamento, rischiano di strutturare disturbi della condotta e successivamente disturbi antisociali della personalità, mentre le vittime possono sviluppare depressione anche molto grave, sentirsi vulnerabili e privi di valore. L'aspetto maggiormente correlato ad uno stato depressivo è la mancanza di autostima che viene minata in continuazione. Trattandosi spesso di adolescenti, si ha a che fare anche con un periodo di vita particolare, una vera e propria fase di transito dove si assiste ad un rinegoziamento dell'identità personale, corporea, sessuale e relazionale. Tale periodo di grande vulnerabilità rappresenta un terreno fertile per l'instaurarsi di disturbi psicologici e psichiatrici che potrebbero spingere, nei casi più gravi, al suicidio. Bisogna pertanto intervenire per contrastare gli esiti più nefasti.

La vittima deve capire che non è sola e può in qualsiasi momento chiedere aiuto. L'Associazione per il contrasto della violenza in rete “Il cielo nella Stanza” si occupa proprio di fornire un sostegno concreto grazie alla presenza di figure qualificate. È possibile trovare informazioni dettagliate anche sulla pagina Facebook e, attraverso il numero di telefono, si può prendere un appuntamento con degli psicologi che effettuano colloqui preliminari, individuano i casi sui quali è assolutamente necessario intervenire e li dirottano presso l'ambulatorio del consultorio di Potenza. L'Associazione effettua anche incontri preventivi nelle scuole con l'obiettivo di incrementare la conoscenza del fenomeno e di promuovere abilità sociali tra i ragazzi. Una sensibilizzazione su tali tematiche può spingere chi ha un reale disagio ad uscire dall'impasse in cui si trova.

L'obiettivo finale sarebbe quello di cercare un dialogo con il bullo, provando con assertività a toccare temi emotivi, palesando le proprie sensazioni e il proprio malessere. Non sempre tali tentavi vanno a buon fine ma possono essere un ottimo punto di partenza per trovare la forza di reagire.

 

 

Sabrina Albanese

Laureata in Psicologia Clinica e della Salute

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