DSCN0112DSCN0114

Nella mattinata di oggi, 1 agosto, una folta rappresentanza del nostro oratorio – composta da genitori, figli e animatori –, sotto la sapiente guida di Ausilia (guida turistica oltre che mamma e catechista), ha fatto incursione alla Villa Romana nei pressi di Malvaccaro.

Non tutti sanno infatti che le battute iniziali della storia potentina sono state scritte dai Romani, nel pieno della loro politica di espansione verso il Sud Italia. Potentia fu prima un municipium e poi una praefectura, nonché un ottimo centro militare per via della sua posizione strategica. Non a caso, la Villa che oggi abbiamo visitato costituisce il punto di incontro tra due delle strade principali dell’epoca: una diretta verso la Campania e quindi di collegamento con Roma, l’altra che collegava le più importanti colonie romane della Basilicata, Venusia e Grumentum.

Si ipotizza che la Villa fosse di notevoli dimensioni, e che i resti che ora conserviamo siano solo una minima parte dell’intero edificio. La Villa era quasi sicuramente adibita ad attività agricole e gli scavi ne testimoniano ben quattro fasi di vita: la prima tra il I-II sec. d.C., la seconda tra il III-IV sec. d.C., la terza – detta di monumentalizzazione – tra il IV-V sec. d.C., e l’ultima tra il V-VI sec. d.C. – durante la quale la parte nord della villa fu utilizzata come necropoli. La Villa presenta la composizione tipica di una domus romana, ma l’ambiente più caratteristico è senza dubbio quello della cenatio. Si tratta di una grande sala per banchetti, preziosamente decorata da mosaici policromi in pietra calcarea. Le decorazioni si distinguono in tre fasce rettangolari, tra le quali spicca il medaglione centrale che raffigura le tre Grazie, simbolo della prosperità e della bellezza della natura. I Romani però, civiltà molto originale, non mangiavano seduti a un tavolo come noi, ma preferivano mangiare quasi distesi sui cuscini dello stibadium, una sorta di divano a forma semicircolare, situato nella sezione absidale della sala. Anche questa zona presenta decorazioni con mosaici disposti a squame e incorniciati da una fascia di triangoli a spina di pesce.

Le reazioni dei visitanti sono state varie e molteplici: qualcuno aveva già visitato la Villa, altri ne avevano soltanto sentito parlare, altri ancora hanno fatto una piacevole scoperta. E’ stato bello, allora, fare un tuffo nella storia della nostra città, una ricchezza che spesso trascuriamo e che dovremmo imparare a valorizzare. Già conoscerla può essere un punto di partenza!