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"La vita rimane la cosa più bella che ho" è la frase della canzone di Nek che oggi abbiamo ascoltato durante l'incontro settimanale de La Goccia Junior e ci ha fatto riflettere sul suo significato e sull'importanza delle sue parole.

Noi con questo articolo vogliamo immedesimare coloro che leggono all'interno della canzone e nelle emozioni che noi ragazzi abbiamo provato. Infatti, dopo averla sentita abbiamo riflettuto su quanto possiamo essere fortunate a differenza di altre persone, anche della nostra età, che soffrono e non riescono ad apprezzare le piccole cose che la vita ci offre.

Io, Federica, penso che bisogna godersi al massimo la propria vita, perchè prima o poi finisce. La canzone,secondo me, ci induce a capire che anche i piccoli gesti quotidiani, sono molto importanti e che non bisogna sottovalutarli, perchè anche ogni minima cosa  può rendere felice qualcun altro. 
Per me,Valeria, questa canzone ci fa riflettere su avvenimenti che nella routine non riusciamo a guardare con i giusti occhi dato che veniamo travolti da altro e questi momenti ci servono a pensare a tutte le cose belle che la vita ci dona ogni giorno.
Questa canzone ci ha pensare tanto al fatto che nella nostra vita dovremmo accettare e sfruttare tutto ciò che ci viene offerto, che sia una cosa bella o brutta, dobbiamo ringraziare per ogni giorno vissuto della nostra vita.
                                                                                                                                            Federica e Valeria
 

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Ieri, 31 gennaio, in occasione della Solennità di San Giovanni Bosco, ha presieduto la celebrazione l’arcivescovo Mons. Salvatore Ligorio. Lo abbiamo incontrato per una breve intervista, che qui riportiamo.

E’ la festa di don Bosco: cosa pensa della sua figura e della sua azione pastorale?
Lui è un Santo, e per essere un Santo è segno che è entrato nella volontà di Dio, quella che genera uomini nuovi. San Giovanni Bosco ha sempre creato generazioni nuove, facendo della costanza il suo punto di forza. Il vostro giornalino si chiama “La Goccia”, e c’è un’espressione latina che esprime benissimo questo concetto: “Gutta cavat lapidem”. La goccia ripetuta continuamente riesce a scavare la roccia più dura: don Bosco ha creduto sempre in questo, ed è arrivato sempre per primo con il bene ai suoi ragazzi.

Il tema di quest’anno per i Salesiani è “Puoi essere santo #lìdovesei”: come può un ragazzo oggi essere santo lì dove è?
Mi ha impressionato sempre quell’episodio in cui don Bosco, passando per il cortile, chiede a Domenico Savio: “Caro Domenico, se in questo momento dovessi morire cosa accadrebbe?”. E Domenico: “Continuerei a giocare”. Che significa questo? Quando si è in grazia di Dio, non si ha da temere nulla. Ovunque uno stia, quando mangia, quando gioca, quando studia, nella gioia e nella sofferenza, in qualsiasi luogo e con qualsiasi persona, se sta nella grazia di Dio, è santo lì dove è. Vi auguro di essere ragazzi della gioia!

Un vescovo può essere il primo modello di santità per la sua diocesi: lei come si impegna ad essere santo lì dove è?
Il vescovo ha questo grande dono, ma anche lui ha le sue fragilità. Pensate ad esempio ai primi apostoli, hanno avuto le loro fragilità. Non dobbiamo avere paura di riconoscere le nostre fragilità. Ciò che conta è rialzarsi e rimettersi in cammino con la grazia di Dio. Certo, “a chi più ha più sarà richiesto” si dice nel Vangelo: chi ha più responsabilità deve rifulgere in una luce sempre più luminosa; e quindi il vescovo, che è il padre di una comunità, un successore degli apostoli, deve essere anche lui esemplare, confidare nella misericordia di Dio, essere testimone dovunque stia di santità.

 

Giovanni Larocca, Antonio Lavanga, Lorenzo Mancusi

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Lo scorso 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, don Fabio Bellino - salesiano originario di Potenza, attualmente direttore di Napoli don Bosco - ha presentato alla nostra comunità la strenna del Rettor Maggiore per il 2020: "Buoni cristiani e onesti cittadini". 

Abbiamo fatto qualche domanda a don Fabio, che riportiamo qui di seguito.

Cosa può spingere i giovani a capire meglio la strenna e il suo significato?
La strenna è bella perchè invita i giovani a impegnarsi nel sociale, a rendere la propria città, il proprio territorio qualcosa di piu bello, piu umano e quindi è una strenna che spinge i ragazzi a sporcarsi le mani e questo mi sembra qualcosa che attira i giovani a migliorare il mondo nel quale vogliamo vivere.
 

Cosa provi quando stai insieme ai giovani?
Provo quasi sempre gioia, pace nel cuore, sperimento la grazia di Dio, e ho un sentimento di gratitudine verso Dio per il dono di questa vocazione, che mi permette di stare con i ragazzi e di mantenermi giovane nello spirito, come una macchina che va sempre veloce.

In che modo cerchi di portare avanti l’esempio di Don Bosco?
Mettendoci tanta passione in quello che faccio,che significa impegno creatività, e provando a vivere come atteggiamenti di fondo la gioia e l’accoglienza: allora, con questi sentimenti, Don Bosco è di casa.

 

Giulia, Federica, Christian,
Maria Domenica, Giorgia

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Cari lettori,

come sapete quest’anno – in cui i Salesiani riflettono sul tema “Puoi essere santo #lìdovesei” – abbiamo deciso di presentarvi come “Eroi del mese” alcuni esempi di santità giovanile.

Questo mese abbiamo conosciuto e approfondito la figura di Betty Federici, nata a Castelgrande il 4 novembre 1986, morta a Potenza a soli vent’anni a causa di un’ ipertensione polmonare primitiva. Ha camminato spesso nel cortile del nostro oratorio e noi abbiamo riconosciuto, nel suo modo di vivere le prove della vita, un vero esempio di santità.

Per sapere qualcosa in più sulla sua vita, sulla sua personalità, ci siamo recati direttamente alla casa famiglia che l’ha accolta, “Stella del mattino”, dove abbiamo incontrato suor Giuliana e, in modo particolare, suor Liliana, con la quale Betty aveva un rapporto davvero speciale.

Proveremo, con quest’articolo, a fare sintesi di ciò che abbiamo visto ed ascoltato.

“Una roccia di Castelgrande”

“Betty, come tutti, sperava di poter avere un futuro, delle amicizie, un compagno di vita. Ha sempre affrontato la sua malattia, che dipendeva da una pompa, con una serenità e una forza incredibile: era davvero una ‘roccia di Castelgrande’. Era una ragazza di volontà ferrea, sapeva lottare. Nonostante le sue difficoltà era solare (certo, ha avuto i suoi momenti di scoraggiamento – chi non ne ha nella vita): sapeva sempre affrontare la tristezza e sdrammatizzare quei momenti.”

“Il bisogno della tenerezza”

“Era una grande amicona, legava subito con tutti, aveva un carattere molto aperto e sentiva il bisogno della tenerezza: dove trovava tenerezza, vi si gettava tra le braccia per essere coccolata. Cercava nell’affetto degli altri una spinta per affrontare meglio la giornata e il futuro.”

La spaghettata di mezzanotte

“Ho un ricordo molto particolare di lei. Una sera, erano le undici circa, stavamo guardando una trasmissione televisiva a letto; nella trasmissione stavano preparando una spaghettata e lei mi ha detto: ‘Che bello … come vorrei un bel piatto di spaghetti aglio e olio!’. Allora sono scesa a mezzanotte giù in cucina a preparare gli spaghetti. Porto questo ricordo nel cuore perché ho potuto realizzare un suo desiderio per renderla felice.”

Le poesie

Betty ha scritto diversi componimenti poetici, tra cui uno dedicato proprio a suor Liliana e uno dedicato al salesiano incaricato dell’oratorio in quegli anni. Una in particolare ci ha colpito, perché ci rivela la profonda personalità di Betty e il suo attaccamento alla vita. La poesia si intitola proprio “La vita”.

 

La vita

La vita è qualcosa di grande
che ci ha donato Dio.
E’ come un petalo profumato
di calore, tenerezza, libertà.
Il vento con la sua forza
porta in alto il petalo profumato
per gridare al mondo
che è pieno d’amore.
Quando smette di soffiare
il petalo si posa sul davanzale
 di una finestra
dove incontra una rosa rossa.
E’ calda, pura, bella.
E’ un incontro di passione.
Il petalo profumato e la rosa rossa
sposano
il sogno di vivere e la loro vita insieme.
E’ qualcosa di veramente profondo
che li unisce nel giardino della vita.

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